
La 65ª edizione di Stresa Festival si è chiusa il 9 settembre, dopo ventiquattro appuntamenti fra le Isole Borromee e le sponde del Lago Maggiore. L’identità visiva di quest’anno l’abbiamo firmata noi: un lavoro di branding per eventi culturali che è andato dai manifesti fino al libretto di sala della serata finale al Teatro alla Scala.
Il festival esiste dal 1961 e ogni edizione ha una veste diversa, quindi non si parte mai da zero. Due cose erano fissate in partenza: il logo e gli accenti blu dell’anno precedente.
Il blu è rimasto per una ragione pratica: parte del materiale stampato nel 2025 era ancora in giro, e i pezzi nuovi dovevano starci accanto senza stonare. Nel lavoro culturale capita spesso: i cicli di stampa sono lunghi e il materiale sopravvive alla singola edizione.
Il resto l’abbiamo definito per questa edizione. L’immagine è una texture granulosa attraversata da un gradiente che forma delle onde, con le sagome dei musicisti sottratte dalla superficie.
Le onde si leggono in due modi insieme: come suono che esce dagli strumenti e come acqua del lago. Da lì viene anche la palette. Partendo dal blu che avevamo ereditato siamo andati sui colori che un lago ha già, sabbia e acqua, così l’identità resta legata a Stresa e non a un generico immaginario da festival di classica.
Gli sfondi arrivano da un generatore di onde randomizzato, un tool online che abbiamo adattato ai nostri colori, modificandone i movimenti e alzando la grana per ottenere l’effetto sabbioso. Ogni esecuzione dà un movimento diverso, quindi ogni materiale porta la sua versione: coerenti fra loro, nessuna identica.
L’identità doveva reggere su tutto quello che il festival stampa: manifesti, totem e grafiche ambientali, roll-up e segnaletica, libretto di programma, pieghevoli, materiali per le sale e per gli spazi pubblici. Dimensioni molto distanti fra loro, dal grande affissivo alla pagina che si tiene in mano.
Averlo chiaro dall’inizio ha orientato il resto. Abbiamo tenuto i livelli separati fin da subito e scelto una visual che funzionasse anche da sola. Sulle grandi dimensioni le sagome dei musicisti perdono leggibilità e la grana diventa troppo grossa, quindi lì restano solo il gradiente e le onde. Le onde portano già entrambe le letture, quindi non manca niente.
Il pezzo che ci ha messo davvero alla prova è stato il libro di sala. Misure, scale e proporzioni dell’immagine sono state ricalibrate da capo, perché una texture che regge da sola su un muro deve poi convivere con testi lunghi e una gerarchia fitta.



Per il concerto del 9 settembre al Teatro alla Scala, con la Mahler Academy Orchestra diretta da Philipp von Steinaecker nella Nona di Mahler su strumenti storici, abbiamo prodotto il libretto di sala. Qui la richiesta è cambiata: staccarsi dall’astrazione della visual e andare su qualcosa di più graficato.
Il risultato è diverso dagli altri materiali. Restano i colori, il font e l’idea del lago nel movimento delle onde, ma la resa è più flat: fasce nette, niente grana, immagine semplificata.
Ha funzionato perché quello che tiene insieme l’identità sono il movimento e la palette, non l’effetto. Su quelli si può cambiare registro senza che il progetto si sfaldi.

Colibrì Vision lavora a Torino su branding, art direction e produzione fotografica. Se ti interessa come lavoriamo sulla parte fotografica, abbiamo raccontato anche come abbiamo fotografato il trofeo del Gran Premio di Madrid. Stresa è un buon esempio delle condizioni normali di un lavoro culturale: un colore che arriva dall’anno prima, decine di formati, una scadenza fissata dal calendario degli eventi e una serata finale che cambia le regole all’ultimo capitolo.
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Credit
Progetto: Stresa Festival, 65ª edizione 2026, ventiquattro appuntamenti sul Lago Maggiore e finale al Teatro alla Scala
Committente: Stresa Festival
Produzione progetto: Colibrì Vision
Visual design e Art direction: Valentina Loparco – Design: Valentina Loparco, Federico Rosa, Aurora Raso